E' tempo di mettere al posto giusto questa costola nata da un'altro blog.
Non ho valutato che avere tempo per curare due diverse pagine sarebbe stato impossibile.
L'unica cosa che posso fare per non perdere la vena lussuriosalibidinosa che talvolta mi assale, è traghettare questi scritti sul blog capofila, e trasformare il giardino delle delizie in uno dei tags con cui riempio le pagine delle mie giornate.
...e sono certa che è inutile che vi dia il nuovo recapito....avrete certamente capito chi sono.....
...passeggiando nel giardino delle delizie, è cosa buona portarsi un buon libro, stendersi sull'erba, e, nell'ombra di un amico albero, leggere:
"O: storia intima dell'orgasmo"....
l'autore, Jonathan Margolis, è riuscito con sole quattrocento pagine a scrivere un trattato enciclopedico su ciò che, a causa soprattutto dei credi religiosi degli ultimi duemila anni, è divenuta "l' ossessione delle donne".... trasferita, poi, agli uomini, grazie alle lotte per la nostra emancipazione
un viaggio nelle nostre mutande, dall'uomo-scimmia al cybersex, attraversando con dovizia di particolari, la polis, il kamasutra, il tao/dao, le costrizioni catto-giudaico-islamiche, il medioevo, il perodo vittoriano e le stronzate dei padri fondatori della psicanalisi....
"...il sesso è un gran divertimento....
è la danza dei genitali,è un'oscillare in estasi tra le braccia dell'amato...
non dev'essere troppo intenso, non deve essere degradato dal possesso
o corrotto dalla gelosia"....
poemetto erotico veneziano?
no, pensiero dei Muria, tribù indiana studiata dall'antropologo Verrier Elwin che, nel fervore dell'osservazione partecipante, si convertì all'induismo e prese moglie....
a chi consigliarlo?
a tutti i sessi:
alle donne che vogliono capire un pò meglio se stesse;
agli uomini, per capire cos'hanno per le mani;
e a coloro che sono indecisi, per loro, potrebbe rivelarsi un navigatore satellitare.....
buona lettura.
..."il sentimento dell'amore produce il più salutare effetto per il corpo umano...la persona innamorata sembra irradiare gioia; la luminosità dello sguardo ed il colorito vivo della carnagione sono determinati in parte dal flusso di sangue ma anche da un impeto di eccitazione che circola fino alla superficie, infondendo energia ai tessuti...la luminosità, lo splendore della persona innamorata non è un'immagine metaforica, dal momento che si può osservare nella realtà...ogni tessuto o sistema organico, sebbene abbia un ritmo, si coordina e dipende dalla pulsazione basilare del cuore...è infatti il ritmo cardiaco che infonde vita a tutto il corpo...quando siamo sereni, tutti gli organi funzionano meglio; quando siamo tristi, tutti gli organi sono depressi"...
( il parere di A. Lowen)...
direi quasi un motivo in più per abbandonarsi....
....s'era tolta i sandali, e, passeggiando sul bagnasciuga, la lieve brezza al tramonto le sollevava a tratti la gonna leggera...
...lui la chiamò, erano pronti gli aperitivi....
...sistemati sulla terrazza del lido....
...si infilò i sandali senza togliere la sabbia dai piedi, amava sentire la sabbia appiccicata alla pelle, risalì e si sedette sui gradoni di legno, in basso rispetto a lui, si accoccolò fra le sue lunghe gambe, e senza parlare, sorseggiarono quel vino bianco ghiacciato, con gli sguardi persi nel rosso che si immergeva nel mare, ognuno perso nei suoi pensieri, nei suoi desideri, un unico pensiero pensato da entrambi....
...il sole finalmente scese a nanna e loro si mossero, un tavolo li attendeva nella rotonda a picco sulle onde....
...istintivamente lui la prese per mano, come si fa ad una bimba che si vuol proteggere....
...entrarono, il loro tavolo era affacciato sul mare, lo spettacolo della baia iluminata mozzava il fiato, sedettero, solo una candela li divideva....
...sui sottopiatti d'argento apparvero all'improvviso delle coppe con gamberi in salsa rosa...
...l'invisibile cameriere versò del vino e loro riannodarono il pensiero lasciato sulla sabbia....
...lui la osservava, silenzioso, mentre con le dita si portava alla bocca i gamberi, la osservava mentre avvicinava alle labbra il calice con il vino, osservava le sue mani, a tratti il suo sguardo volgeva sulla baia, che andava assumendo un'atmosfera magica...
...le paranze illuminate a festa stavano prendendo il largo...
...era la notte del mare...
....un antico rituale si sarebbe riproposto, i fuochi sull'acqua...
....quella magia li aveva avvolti e tacitati...
...non necessitavano parole....
...tutto era racchiuso nei gesti delle loro mani che danzavano sulla tavola, fra le stoviglie disordinate...
...era giunto il momento, fra qualche attimo i fuochi avrebbero incendiato il cielo mentre un altro fuoco covava nelle loro membra...s
...scostò lievemente la sedia dal tavolo, con movimenti impercettibili mise le mani sotto la gonna e in attimo fece scivolare alle sue caviglie le mutandine candide che indossava...
...senza indugio le raccolse, le chiuse nel pugno della mano, e le pose sul piatto dell'uomo che la osservava....
-"che ci devo fare?"- ....
l'unica cosa che aveva detto da quando si erano accomodati a tavola!
e per merenda, pane e miele....
...ci sono frammenti di ambra nel mar del Baltico dentro i quali, congelate, riposano da più di cinquanta milioni di anni delle electrapis, le api ghiotte della resina degli alberi, le cugine delle apis mellifera....
il miele, usato per lavarsi le mani e la bocca prima di essere iniziati al mistero del mondo...
paragonato alla dolcezza umida dell'intimità femminile: in Grecia, durante le Tesmoforie in onore di Demetra, si preparavano focacce di sesamo e miele a forma di sesso di donna, che venivano succhiate dai devoti...
l'alveare non esprime forse la ginecocrazia nella sua forma più assoluta?...l'unico maschio che riusciràa raggiungere la regina nel suo volo, l'avrà e morrà....
Sei Shonagon, nobildonna giapponese del XIV secolo scriveva: -"il miele ha poteri aprodisiaci, specialmente se il marito ha la delicatezza ed il gusto di suggerlo a densi e lenti baci dalla tiepida vulva della moglie"-
..ed in India, tuttora, si usa spalmare il sesso della sposa con del miele....
e se tentassi di fare la conta degli uomini che mi hanno avuta?
o la conta di quelli da cui non mi sono lasciata amare....
tutti.
Non mi sono lasciata amare da nessuno di loro.
Qualcosa mi ha sempre impedito di concedere me stessa sino in fondo. Sono un'assaggiatrice dell'amore. Potrei dividere gli uomini che mi hanno avvicinata per annata, come nei grandi vini. Provo piacere solo nelle schermaglie preliminari. Ciò che realmente mi attrae è immaginare ciò che potrebbe accadere. Nient'altro. Mi limito ad avvicinarmi all'amore, a sfiorarlo, semplicemente, senza mai permettere che penetri in me, rifiutando di continuare, accontentandomi delle premesse, di piccoli cenni di apprezzamento, di furtarelli amorosi.
Come se sperassi in qualcosa di più, ma preferissi alla fine limitarmi alla sola speranza.
Come con il vino, ammiro i suoi riflessi, lo annuso, lo assaggio, lo gargarizzo un pò, chiudo gli occhi per immaginare ciò che potrebbe...e poi, pffffft! lo risputo immediatamente fuori.
Ho perso già l'interesse.
In apparenza ne ho conosciuto tutto lo splendore e tutto il dolore.
Mi basta.
..."cerco di scoprire cosa ti passa per la testa, mi pare di sentire i tuoi pensieri poichè il tuo corpo, come il mio, è incapace di nascondere le emozioni.
Mi porto la sigaretta alle labbra e noto che le tue si contraggono in un moto di stizza: vorresti essere al suo posto.
Realizzo che l'aria intorno a noi ha preso il sapore di una tempesta imminente.
Socchiudi la bocca come per parlare, accenni una parola, ma fiato non esce, leggo i movimenti delle tue labbra per intendere cosa vuoi dirmi.
So cosa vuoi dirmi, è quello che vorrei dirti io.
un invito a cena....
alla fine ho accettato, mi sono lasciata trascinare in questo incontro che da tempo solleciti, ho accettato di venire a cena da te.
Eccoci, ora, uno di fronte all'altra, divisi solo da un tavolo, su cui candele poste al centro, ci illuminano.
Hai preparato un rosso corposo ed importante da stappare, ed hai aspettato il mio arrivo per farlo. Capisco perchè appena di vedo armeggiare con destrezza attorno alla bottiglia. Conosci tutto sul tappo, e sai come farlo venire fuori: è come spalancare una chiusa o rompere un uovo, si tratta comunque di un'eiaculazione. Le tue mani si muovono con una tale abilità che mi sorprendo a fantasticare attorno a questo piffero, a questo mozzicone smussato, a questo mozzo di ruota, che mi fa pensare ad una verga maschile.
Il rumore del tappo tirato via riproduce un rumore così eccitante che mi fa restare a bocca aperta.
Trasferisci il vino in caraffa per rianimarlo ed io mi accorgo che ho gli occhi fissi nei tuoi, uno sguardo di sfida saetta da essi.
Mi alzo da tavola, ho bisogno di muovermi, passeggio nella stanza in cerca di nulla, inizio a rendermi conto che sono qui per te....mi avvicino lentamente, ma inesorabilmente attratta da te...sono innanzi a te, mantendo comunque una distanza ambigua: sono troppo vicina per esserti amica, troppo lontana per creare l'intimità dovuta a due amanti.
Riesco con questo semplice gesto a sottolineare la nostra attuale condizione di incertezza, di conoscenza non ancora profonda, incompleta.
Non parli ed io non parlo.
Ci guardiamo negli occhi, e basta....
Cena con caviale
Tutto era stato perfetto.
Il tavolo d'angolo prenotato con largo anticipo, leggermente distante dalla sala centrale, aveva luci soffuse, la musica dell'orchestrina arrivava ovattata, il clamore spento.
Il cameriere, prontamente, al loro arrivo, era arrivato con quello ordinato in anticipo...un enorme vassoio d'argento ricoperto di ghiaccio tritato, una collinetta con alla sommità una scatola di latta stracolma di caviale.
Aveva poggiato ai lati dei piatti cucchiaini d'osso per servirsi direttamente dalla latta.
Minuscoli bicchieri in cui servirsi di vodka ghiacciata erano stati poggiati sul tavolo.
Ed erano rimasti soli.
Lei ignorò volutamente i cucchiaini, e affondò le dita nel caviale.
Lui rimase con il cucchiaino sospeso a mezz'aria, capì, lo poggiò sul tavolo, e imitò la sua compagna.
Lei si portava alla bocca le dita intinte nel barattolo leccandosele, e lo guardava fisso negli occhi.
Poi scostò leggermente la sedia dal tavolo e si accorse dell'eccitazione dell'uomo attraverso i pantaloni, il suo pene era diventato così gonfio e duro da tendere all'estremo il tessuto.
Con lo sguardo fisso all'inguine dell'uomo, le passavano davanti agli occhi le immagini di ciò che stava per accadere, e senza volerlo, la sua gonna si aprì e le sue cosce si schiusero, lasciando intravedere alla fine di quelle lunghe e sode carni un triangolino di tessuto candido da cui, a tratti, sfuggiva una morbida peluria che attendeva di essere odorata.
L'uomo la guardava con aria interrogativa, non sapeva sin dove poteva spingersi con lei, temeva che un gesto imprudente la inducesse a respingerlo.
Quando vide la sua lingua guizzare fra le sue labbra, capì che era il momento di osare.
Allungò con leggerezza la sua mano sulle sue cosce, fra le sue cosce, e, delicatamente sfiorò quel triangolino bianco, che pareva un morbido cuscino su cui poggiare la testa e riposare.
Lei schiuse ancor di più le cosce, permettendo alle dita dell'uomo di insinuarsi sotto il tessuto, in una tattile esplorazione di labbra carnose e calde....bagnate.
Sentiva l'eccitazione della donna scorrergli fra le dita.
Ritrasse la mano per poter leccare quel profumato miele colato nella sua mano, mischiato al profumo del caviale appena gustato....
pane e companatico....
il pane....
"le delizie della vita"
hedypàtheia
Intorno al 330 a.C., Archestrato di Gela, meglio conosciuto come l'Esiodo dei Ghiottoni, scrisse un poema, in perfetto stile omerico, narrando del cibo....
tutta la narrazione si svolge in un lungo viaggio, in cui l'autore percorre tutte le terre e tutti i mari sino ad allora conosciuti ,con l'unico intento di assaggiare le migliori vivande ed i vini più pregiati....
interi capitoli dedicati al pane, alla selvaggina, al vino...anche se il suo argomento preferito risulta essere la fauna ittica, indicandone con dovizia di particolari le qualità migliori, i luoghi di provenienza delle specie più pregiate e l'indicazione delle stagioni più propizie alla pesca...
il tutto scritto con un vero e proprio trasporto per le delizie della mensa, tanto che arriva a sentenziare che l'uomo saggio che non voleva incappare dell'ira degli dèi doveva provvedersi di ottimo cibo a costo di qualsiasi sacrificio, ricorrendo anche al furto e rischiando persino la morte, se necessario....
il companatico....
dall'Antigone di Sofocle:
Eros,
indomito in lotta,
Eros,
che tutto investi,
che sulle molli gote d'una fanciulla
hai soste di vigile riposo
e visiti le chiuse capanne agresti
e sei l'oltremarino viandante
cui sottrarsi fuggitivo nessuno può
che sia degli immortali
o degli umani
effimeri
di breve giornata
e la tua vittima delira.....
"Molto tempo fa viveva una donna di nome Moarbeda,
una nota filosofa reputata la persona più saggia della propria epoca.
Si narra che un giorno le siano state rivolte alcune domande e che lei abbia risposto così:
"Nella donna, in quale parte del corpo risiede la mente?"
"Fra le cosce."
"E in quale ella prova il piacere più sublime?"
"Sempre lì."
"E quale è la religione della donna?"
"La vulva."
"E con quale parte di sè ella ama e odia?"
"Con la stessa....".
da "Il giardino profumato"
La mia nutrizionista afferma che siamo predisposti per alimentarci con cibi crudi.
Quindi una lotta senza quartiere fra chi lo vuole"crudo" e chi lo vuole "cotto".
Questo il titolo di un'ostico mattone antropologico, pietra miliare dello strutturalismo, redatto da Claude Lévi-Strauss: " analizzando antiche leggende e rituali, l'autore individua nel fuoco, e nella conseguente cottura dei cibi, un elemento di mediazione fra uomo e natura, sino a stabilire un'equazione fra "cotto" e "socializzazione".
Sintesi della sintesi.
Spingiamoci, ora, ancora più avanti.
Stabiliamo un nesso fra "cotto" e "sessualità".
In un campo in cui si scrive di tutto e l'esatto contrario di esso, in cui regna la sofistica più sfrenata, mi sento autorizzata ad azzardare nuove teorie.
Il "crudo" è la copula tout-cour.
Con il "cotto" inizia l'era dell'erotismo.
Secondo la teoria enunciata all'inizio di questo scritto, l'uomo non avrebbe bisogno di cuocere i cibi.
Allora, quando e perchè è iniziata la cottura?
Lecito presumere che la manipolazione degli alimanti sia iniziata con la manipolazione della copula.
La stessa si è arricchita di ricette e varianti che sono andate ad ingrossare guide kamasutriche, al pari dell'altra manipolazione, che è andata ad arricchire migliaia di guide culinarie.
Risulta, quindi, indissolubile, il legame che corre fra queste due attività umane, fare l'amore e mangiare, tanto da poter arrischiare una nuova teoria:
mangiare:sessualità=digiuno:castità
Del resto, il bulimico, che vaga perennemente alla ricerca di un sito ove vomitare ciò che ha introdotto dentro di sè, altro non rappresenta colui che, al termine di una copula, s'inginocchia e chiede perdono agli dei per le sconcezze appena compiute, casomai, rafforzando il pentimento con una vigorosa fustigazione.
Da quando sono scomparsi gli inginocchiatoi dai talami nuziali, sono comparsi i bulimici.
Stesso discorso vale per gli anoressici: è impensabile che chi si priva dei piaceri delle papille gustative, possa essere un amante formidabile!
Anche in questo caso le modificazioni sociali e comportamentali hanno creato un vuoto.
In tempi non troppo lontani, chi si privava di qualsiasi piacere terreno, era un "chiamato dal Signore" e fra il giubilo del gruppo familiare e sociale, si avviava, salmodiando, verso i voti, verso luoghi ove l'attendevano visioni ed estasi a iosa.
Nella cultura di oggi, se non godi, sei out, e le problematiche relative a cibo/sesso hanno terreno fertile su cui proliferare.
Ma torniamo al crudo ed al cotto.
L'evoluzione dal primo è avvenuta, a mio parere, per la necessità che aveva la femmina di Homo Sapiens, di interessare e legare a sè il maschio della sua specie, che stanco, tornava alla caverna con le prede da spolpare.
Indispensabile legare a sè il cacciatore, ne aveva estremo bisogno per sè e per i propri cuccioli, per poter contare su un rifornimento continuo di cacciagione.
Aveva, la tapina, unicamente due frecce nel suo arco: riempire lo stomaco del cacciatore con grigliate miste e farsi riempire la vagina.
Altro, al momento, non pare esistesse.
Si pensa che il linguaggio sia nato successivamente ed ancor più tardi la scrittura.
Per cui, niente piacevoli conversazioni intellettuali, niente prosa, neinte musica, niente poesia.
Niente di niente.
Visto che copulare era retaggio di papà scimmia, l'Homo bipede aveva continuato quello già programmato per la specie da cui derivava, non restava che la cucina, dando inizio ad un'arte sempre più sofisticata e sensuale.